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La festa di Calendimaggio è senza dubbio
l’avvenimento più importante dell’anno
per gli abitanti di Assisi. L'origine della festa,
come si sa è assai antica, ma il modo in
cui viene celebrata in Assisi è del tutto
nuovo e originale. Per dare alcune stringatissime
notizie diremo che la festa si tenne per la prima
volta nel 1927: cantori delle diverse "cappelle"
cittadine si riunivano sotto la direzione dei
maestri della banda per cantare serenate ispirandosi
a consuetudini dei tempi andati. Venne sospesa
durante la seconda guerra mondiale e ripresa nel
1947. Nel 1954, iniziativa di alcuni intellettuali
assisani assunse la struttura che, sostanzialmente,
conserva tuttora. La città si divide in
due parti "Parte de Sopra" e "Parte
de Sotto" e tra le due si gareggia per la
conquista del "Palio". La divisione
riecheggia le lotte che videro le due fazioni
contendersi il potere sulla città tra XIV
e XVI secolo, fino a ridurla allo stremo. Ma la
gara di oggi è divenuta disfida “cortese”,
anche se assai vivace, basata sul confronto tra
i cori polifonici delle parti, sulla riuscita
dei cortei in costume e sulla perizia nel rappresentare
scene d'ambientazione medievale nei siti più
caratteristici della città. Un confronto,
quello tra le parti “De Sopra” e “De
Sotto”, in cui si cerca di sfruttare al
meglio il patrimonio competenze acquisite in circa
un cinquantennio di tradizione di Calendimaggio,
dalla cui esperienza sono usciti formazioni o
singoli professionisti dei vari settori della
festa: musica, teatro, danza. Conta per l'esito
della gara la bravura dei cori, la coerenza tra
costumi, musica -eseguita dal vivo con riproduzioni
di strumenti d'epoca- e situazioni: inventate,
scritte e rappresentate. Il lasso di tempo al
quale le "parti" si riferiscono per
organizzare la manifestazione, oscilla tra XIII
ed XV secolo. La giuria che deve assegnare il
palio è composta da storici, musicologi
e musicisti, esperti di spettacolo (registi, attori).
La formula della festa dei nostri tempi è
totalmente inventata, ma l'ispirazione da cui
è nata e lo spirito che la fa vivere, sicuramente
non lo sono. In essa sono presenti tutte le componenti
essenziali della festa, la componente ludica,
quella agonistica che però non giunge mai
all'esasperazione, il travestimento.
L'atteggiamento di chi partecipa ai giochi di
questo Calendimaggio non dovrebbe essere molto
diverso da quello di coloro che, danzando e cantando,
partecipavano all'innalzamento dell'"albero
di maggio" sulla piazza di S. Rufino, nei
secoli passati. Non è facile spiegare cosa
sia il Calendimaggio. Evidentemente per noi di
Assisi, è più facile viverlo che
raccontarlo; tanta è la differenza fra
quel che siamo durante tutto l'anno e ciò
che diventiamo in questi tre giorni, anzi in tutto
il periodo di preparazione della festa. Solitamente
scanzonati, un po' apatici, retrivi al coinvolgimento,
in questi tre giorni in cui tutto viene stravolto
e tutto cambia, diamo fondo a energie individuali
e di gruppo per ritrovarci insieme a costruire
il nostro sogno di primavera al di là delle
divisioni di censo, di cultura, di età.
Così comincia la festa: ideare, ricercare
e documentarsi in biblioteca o in archivio, per
non incorrere, per quanto possibile, in anacronismi
troppo sfacciati e, infine, costruire per mesi
il nostro "favoloso Medioevo". Il Medioevo,
contenitore temporale del nostro gioco, richiamo
ancestrale che si impone ineluttabilmente per
il fatto stesso di essere nati in questa città,
è un Medioevo che non ha rigidi riferimenti
cronologici, ma per tre giorni ci inghiotte nel
gorgo del suo mistero affascinante, che è
tale perché pur essendo un tempo tanto
lontano da noi, ci attira dapprèsso, poiché
ogni pietra di questa città ce ne parla.
Finalmente arriva la sera delle "scene";
non è facile descrivere ciò che
si prova; la finzione a lungo e meticolosamente
preparata si perde nella realtà, il "jeans"
lascia posto alla calzamaglia, il soprabito alla
pazienza, il cappello al camauro. Illuminate solamente
dalla tenue luce delle fiaccole, le vie non sono
più quelle che percorriamo ogni giorno
in macchina o a piedi, sono altre, differenti,
vie di un paese che esiste una volta all'anno
e, così ricreato, vive una volta e mai
più. Il garage diventa una bottega di artigiano,
il giardino un gineceo, una via si trasforma in
mercato, i fondi e le piazzette divengono cucina,
taverna, bordello… Quei vicoli sono il nostro
vero abito, l'abito della festa, cucito ed ornato
con tanta pazienza ed infine indossato con naturalezza
come il più comodo e gradito dei nostri
vestiti. Sensualità, dissacrazione, trasgressione
sono il sale che condisce il Calendimaggio e non
soltanto nella proposizione scenica, sono anche
e soprattutto le componenti di quello strano stato
di irrequietezza e di voglia di divertirsi che
prova ogni “partaiolo” in questi giorni,
in cui bere un bicchiere di vino in più,
non è peccato nemmeno per il più
morigerato degli “assisani” (si direbbe
assisiati, ma non ci piace). La musica accompagna
ogni atto del nostro gioco, d'altronde il Calendimaggio
è nato come disfida canora e la sfida dei
cori polifonici in Piazza del Comune è
il momento culminante dell'inno che le Parti rivolgono
alla primavera. La musica vocale e strumentale
eseguita durante le scene e i cortei è
attinta, dal repertorio musicale dell’ “Europa”
Medioevale e Rinascimentale, ma cerchiamo anche
di inserire, perché non se ne perda la
memoria, quella musica che costituisce il patrimonio
della tradizione orale delle nostre campagne,
il cosidetto "canto a recchia", interessante
reminiscenza di melodie antiche con testi affidati
alla memoria e all'inventiva dei cantori. Tutto
questo diviene tradizione della Parti, un altro
elemento che serve ad aggregare a fare corpo.
Nelle taverne che vengono approntate per il periodo
della festa ormai si cantano, alla meglio, alcuni
Carmina Burana o una Chanson a Boire del XIV secolo,
ripetuta più volte dai cori, come pure
"fioretti" inneggianti al vino e all'amore,
ma anche "dispetti" rivolti contro "quelli"
della parte avversa. Oppure si cantano le canzoni
con cui è nato il Calendimaggio, come per
esempio "Nella notte buia e nera" del
maestro De Lucia, poco medievale, ma che ha fatto
trepidare i cuori di partaioli e partaiole più
anziani e quindi, attraverso loro, è entrata
nel complesso delle emozioni e suggestioni comuni
delle Parti. Ancora serve la musica per far partecipare
alla festa quei partaioli che vi assistono dalle
tribune, i quali per l'età o per gli impegni
di lavoro non si sono messi in costume; ebbene
la festa è anche loro e potranno cantare
insieme a chi è in costume sulla Piazza
del Comune, ma anche in taverna per i vicoli,
una canzone che diverrà patrimonio comune
tra tutti i partaioli; per noi la festa non è
festa se non è "corale", questa
è una delle differenze fondamentali tra
il Calendimaggio e le varie “rievocazioni
di medioevo” che sono nate un po’
ovunque. Ciò che avviene ad Assisi nei
tre giorni di Calendimaggio non è solo
finzione. Nei personaggi che si vedono interpretare
la loro vicenda tra espedienti e peripezie, durante
le scene o nei cortei, impersoniamo noi stessi.
Così siamo proprio noi assisani quel popolo
tripudiante, vestito in abiti medioevali, riunito
nella Piazza del Comune: siamo veramente noi mentre
viviamo il sogno che ogni anno ci libera dalle
piccole noie della quotidianità. La festa
di Calendimaggio, insomma, non è una festa
rappresentata; essa è vissuta intensamente,
totalmente, in una zona franca dalle categorie
del tempo, dello spazio e delle convenzioni sociali
di cui è costituita la realtà di
tutti i giorni e di ogni luogo.
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